Rosarno per non dimenticare

Tre comunicati che non posso pubblicare per ora,

ma che saranno argomento di oggi.

Comunicati di resistenza e di lotta.

Comunicati di resistenza.

A stasera.

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Ore 21,24

Mantenuta la promessa due comunicati per non dimenticare,

per continuare a lottare,

per il riconoscimento di una convivenza civile,

per non smettere di sperare.

Comunicato 1

DA ROSARNO A ROMA: DIRITTI E DIGNITA’ PER TUTTI
“Non abbiamo da perdere che le nostre catene”

A Rosarno l’ordine è stato ristabilito. Il dispiegamento militare dello Stato ha risolto in quella terra il problema della situazione da guerra civile seguita alla giusta rivolta dei braccianti immigrati, privati dei più elementari diritti.

Le stesse persone costrette a fuggire dalla guerra e dalla devastazione che il grande capitale e i governi occidentali portano nei loro paesi, vengono esposte nella democratica e civile Italia all’asservimento, alla segregazione e al linciaggio, fino alla reclusione nei campi d’internamento chiamati ora CIE, già CPT. Questo è l’esito del cosiddetto “controllo dei flussi” realizzato da Schenghen in poi, con leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, il Pacchetto Sicurezza. A cui oggi, dopo Rosarno, si aggiunge un nuovo strumento: la deportazione.

Questo è il sistema che consente alla grande distribuzione dei generi alimentari di lucrare, nel quadro delle direttive dell’UE: a Rosarno come nel casertano, nel foggiano, nell’Agro Pontino, nel “ricco nord est” tutti sanno che le maggiori produzioni agricole di questo paese si arricchiscono grazie all’abbattimento del costo della manodopera. Arance, pomodori, fagiolini e tutti i gloriosi prodotti dell’industria alimentare italiana raggiungono le tavole di mezzo mondo grazie al bisogno estremo di lavoro delle masse di giovani immigrati.

Da Bari a Roma, con un biglietto di sola andata. Così circa duecento di questi lavoratori si sono ritrovati nella capitale senza alcun punto di riferimento. Dalle baracche e dagli accampamenti della piana di Gioia Tauro ai portici di via Marsala, a far compagnia alle altre migliaia di persone che già pagano il prezzo del generale impoverimento della popolazione.

La Roma delle istituzioni ha guardato altrove, impegnata com’è a costruire centri commerciali, a fantasticare circuiti di formula 1, a rappresentarsi tristemente nell’ennesimo teatrino elettorale.

La rete di realtà autorganizzate del Pigneto invece ha aperto le porte ad una parte di questi lavoratori, improvvisando un luogo di prima ospitalità all’interno del Centro Sociale ex SNIA, in via Prenestina. Il centro sociale, l’Osservatorio Antirazzista Territoriale, il Comitato di Quartiere, l’associazione Progetto Diritti, l’Assemblea delle donne del consultorio, e tanti altri hanno messo in campo tutte le risorse per garantire una risposta immediata ai bisogni primari attivando, come già accaduto in passato, una rete spontanea di solidarietà che ha coinvolto tutto il territorio.
Lo Sportello legale attivo nel territorio sta lavorando per il riconoscimento dei permessi di soggiorno, Medicina solidale si sta occupando dell’assistenza sanitaria. Questo contesto di solidarietà attiva ha permesso che cominciasse un percorso di autorganizzazione, concretizzatosi nella prima ASSEMBLEA DEI LAVORATORI AFRICANI DI ROSARNO A ROMA, che da questo momento diventa il luogo centrale delle prossime mobilitazioni.

Ma non basta. Bisogna denunciare i responsabili politici di questa vergogna. Lo stesso governo che ha deliberatamente lasciato migliaia di lavoratori nelle inumane condizioni delle tante Rosarno d’Italia, oggi ignora la condizione di profughi che ha creato con la deportazione. Senza casa, senza lavoro, senza reddito alcuno. Le istituzioni avrebbero poteri, responsabilità e risorse per garantire il diritto di questi lavoratori ad un’ospitalità degna.

Le azioni di solidarietà vanno tradotte immediatamente in percorsi di lotta. I lavoratori africani di Rosarno hanno alzato la testa, tra i pochi in questo paese narcotizzato. Insieme a loro intendiamo porre il problema alla città ed alle sue istituzioni per rivendicare quello che spetta loro di diritto:

PERMESSI DI SOGGIORNO, ALLOGGI DIGNITOSI, ASSISTENZA SANITARIA, UN LAVORO REGOLARE PER TUTTE LE VITTIME DELLA “CACCIA AL NEGRO” E DELLA DEPORTAZIONE DI ROSARNO.

C.S.O.A. eXSniaViscosa
Osservatorio Antirazzista Territoriale Pigneto – Tor Pignattara
Comitato di Quartiere Pigneto Prenestino
Assemblea delle Donne del consultorio del Pigneto
Associazione Progetto Diritti

Comunicato 2

“I mandarini e le olive non cadono dal cielo”


In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei
lavoratori Africani di Rosarno a Roma.
Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver
rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane.
Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità.
Il nostro lavoro era sottopagato.
Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo
la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre
tasche.
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci
pagare.
Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica.
Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di
tutti i generi.
Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri
sfruttatori.
Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie…prelevati, qualcuno è
sparito per sempre.
Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. Abbiamo
continuato a lavorare.
Con il tempo eravamo divenuti  facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro
che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel
loro orgoglio di esseri umani.
Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo
invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese.
Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza.
La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste?
Le autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla
città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si sono messi a
darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie
squadre di caccia all’uomo.
Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci
sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città
del Sud.
Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove
dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora  non pagati nelle mani
dei nostri sfruttatori.
Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le
cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le
arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.
Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché
abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in
Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all’Italia
come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze.
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le
nostre richieste:
- domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli
11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello
sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza
lavoro, abbandonati e dimenticati per strada.
Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci
garantisca la possibilità di lavorare con dignità.

L’Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma

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